IL
REDDITO DI CITTADINANZA
Il “ reddito di
cittadinanza “ può bene realizzarsi , senza incidere sul debito pubblico.
Cioè finanziandolo con le somme ricavate dalla lotta alla evasione fiscale . Il fenomeno della evasione e della
elusione fiscale può essere efficacemente combattuto soltanto attraverso misure
legislative ed operative drastiche ed invasive , ma anche molto ridimenzionato , attraverso una reale
incentivazione al pagamento delle tasse , facendo corrispondere alle tasse e
imposte pagate , anche opportune importanti detrazioni fiscali , relative a determinate spese sostenute e
indispensabili alla vita civile e familiare . Spese rilevate in sede di
dichiarazione dei redditi e operabili nel calcolo del reddito imponibile . Tale
sistema determinerebbe un alleggerimento del peso fiscale sul reddito , quindi
oggettivamente e in pratica un abbassamento di tasse con un reddito più
sostenuto, però legando tale beneficio alla formulazione e produzione di
ricevute fiscali e fatture , che verrebbero sicuramente e per più convenienza
maggiormente richieste dal cittadino utente al momento dell'acquisto di beni o
dei servizi fruiti .
Inoltre , in contrasto alla evasione fiscale andrebbero rese
ben più severe le pene nei confronti degli evasori , sia sotto l’aspetto delle restrizioni penitenziarie , sia riguardo
alla confisca dei beni ; andrebbe reso più potente ed efficiente , in
risorse umane professionali e strumentali , l’apparato statale investigativo fiscale e organizzativo in
cooperazione con organi istituzionali degli altri Stati europei , nonché quello
giudiziario per la repressione del fenomeno criminale.
Il tutto
determinerebbe un aumento complessivo
del gettito fiscale e delle entrate per l'Erario ed altresì , un miglioramento della vita
sociale per milioni di cittadini , e specialmente , attraverso il reddito di
cittadinanza , per coloro che sono privi di reddito.
Conseguentemente , una incentivazione ai
consumi , maggiori investimenti d’impresa
, maggiori opportunità di lavoro , una ripresa e crescita economica e sociale .
Evasione fiscale, in Italia
vale 180 miliardi.
Galeotto non
fu lo scontrino: la mancata emissione di scontrini e fatture incide per appena
il 3,5% sul totale della mostruosa evasione fiscale in Italia, stimata nel
2015 in 177,2 miliardi di euro.
A leggere le cifre dell’evasione fiscale che stanno dietro l’indagine sui capitali occultati nelle società offshore dei paradisi fiscali da vip e potenti, si scopre che le somme sottratte al fisco dalle piccole imprese e dai lavoratori autonomi, spesso rimproverati di eludere l’emissione di scontrini e fatture, sono minime rispetto a quanto sparisce a causa dell’evasione di altri soggetti economici.
A leggere le cifre dell’evasione fiscale che stanno dietro l’indagine sui capitali occultati nelle società offshore dei paradisi fiscali da vip e potenti, si scopre che le somme sottratte al fisco dalle piccole imprese e dai lavoratori autonomi, spesso rimproverati di eludere l’emissione di scontrini e fatture, sono minime rispetto a quanto sparisce a causa dell’evasione di altri soggetti economici.
Una ricerca
Krls Network of Business Ethics, effettuata per conto dell’Associazione
Contribuenti Italiani, mette al primo posto tra gli evasori gli industriali
(34,2%) seguiti da bancari e assicurativi (31,7%), commercianti
(11,8%), artigiani (9,4%), professionisti (6,5%) e lavoratori
dipendenti (6,4%).
Queste
percentuali, tuttavia, non dicono ancora tutto rispetto alle origini e alle
responsabilità del buco nero che grava sul nostro fisco. Il grosso dell’evasione viene dall’economia criminale: la mafia e la malavita organizzata sottraggono
alle casse dello Stato una somma oltre dodici volte superiore a quella
imputabile a lavoratori autonomi e piccole imprese, così come sono ben più alti
gli ammanchi derivanti dall’economia
sommersa, dalle grandi aziende e dalle società di capitali.
Ecco quanto si
evade in Italia , categoria per
categoria.
Economia criminale: evasione fiscale per 78,2 miliardi
Dei quasi
180 miliardi sottratti al fisco, la fetta più sostanziosa è dovuta al peso
delle mafie sull’economia del Paese. Si stima, sulla base del presunto
giro d’affari, che le grandi organizzazioni criminali italiane e straniere
abbiano prodotto, per il solo 2015, un’evasione d’imposta pari a 78,2 miliardi
di euro. Un fenomeno che colpisce ormai non più solo il Sud del Paese: le
mafie, comprese quelle di origine russa o cinese, si spostano laddove circolano
maggiori capitali, e nel Nord Italia l’economia criminale è cresciuta in un
anno del 18,7 per cento. Segno di un sempre più esteso controllo del
territorio.
Grandi compagnie: evasione fiscale per 40,2 miliardi
Il secondo
fardello in ordine di peso sui bilanci dello Stato è rappresentato dalle grandi
aziende, che sottraggono al fisco italiano 40,2 miliardi di euro l’anno.
Ufficialmente, le big company sono in crisi come il resto del Paese, e
nel 2015 una su tre ha chiuso il bilancio in perdita. Le cento maggiori
compagnie operanti in Italia hanno complessivamente ridotto del 17,3% le
imposte dovute all’erario rispetto all’anno precedente.
In realtà,
molti capitali vengono sottratti al fisco attraverso sofisticate manovre
elusive. La quasi totalità delle grandi compagnie – il 94% – abusa di
pratiche di transfer pricing internazionale e sposta i capitali verso
società off-shore e facendo ricadere la tassazione nei paesi con minori o
nulli controlli fiscali. I soldi volano all’estero ancora prima di essere
annoverati tra le entrate delle casse pubbliche, approdando spesso in conti
protetti nelle banche dei paradisi fiscali in tutto il mondo , difficilmente
accessibili al fisco.
Economia sommersa: evasione fiscale per 34,3 miliardi
L’economia
sommersa è il terzo buco della finanza pubblica, in grado di risucchiare ogni
anno una somma pari a circa 34,3 miliardi di euro. In Italia esiste un
esercito di lavoratori in nero, composto da quasi tre milioni di persone.
Di questi, 850 mila hanno anche una regolare occupazione per la quale versano
le tasse dovute, ma arrotondano lo stipendio con un secondo o terzo lavoro
non dichiarato.
Società di capitali: evasione fiscale per 18,3
miliardi
Le società di capitali, con
un’evasione fiscale nel 2015 stimata intorno ai 18,3 miliardi di euro, sono la quarta area ad incidere
sugli ammanchi nelle casse dello Stato. Incrociano i dati delle circa 800 mila
società di capitali attive in Italia, escluse le grandi compagnie, emerge che
oltre tre su quattro (il 78%) dichiara redditi negativi o miserrimi
(meno di dieci mila euro l’anno) e almeno la metà (51%) non versa le imposte
dovute. Per evitare accertamenti fiscali, molte chiudono ogni cinque anni,
o utilizzano prestanome fittizi per eludere il fisco.
Artigiani e commercianti: evasione per 6,2 miliardi
La Guardia
di Finanza ha accertato che in Italia non viene emesso uno scontrino su tre. I
controlli fuori dai negozi, tuttavia, rischiano di essere solo uno specchio per
le allodole, se si considera che i lavoratori autonomi e le piccole imprese
rappresentano l’ultima ruota del carro in fatto di evasione fiscale.
A conti
fatti, la mancata emissione di fatture da parte degli artigiani e di scontrini
da parte dei negozianti ci costa ogni anno 6,2 miliardi di euro, ossia il
3,5% dell’evasione fiscale totale del Paese.
Nessun commento:
Posta un commento